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Impianto di compostaggio di Reggio Emilia

La piattaforma di compostaggio di scarti verdi di Reggio Emilia è posta in via Raffaello a Mancasale vicino all’impianto di depurazione ed al Centro di Raccolta del Gruppo Iren.
All’interno dell’impianto si attua il processo di compostaggio degli scarti verdi provenienti dalla raccolta differenziata della provincia di Reggio Emilia attraverso i centri di raccolta e il servizio “Giro Verde”; in pratica vengono trasformati in compost scarti vegetali, sfalci, cortecce e potature.
L’impianto non tratta le altre tipologie di rifiuti organici raccolte dal Gruppo Iren, nè i fanghi di depurazione.
Il compost prodotto dall’impianto è quello che viene messo a disposizione gratuitamente nei Centri di Raccolta di Iren Emilia.
L’impianto può trattare ogni anno 50.000 tonnellate di rifiuti verdi.
L’intera superficie sulla quale sono condotte tutte le operazioni è costituita da una soletta di cemento armato impermeabilizzata dello spessore medio di circa 20 cm.
Le acque meteoriche di dilavamento che incidono sulla superficie dell’impianto, sono captate da una rete di canalette grigliate che circonda l’intera area della piattaforma di compostaggio e convogliati nel depuratore di Mancasale.

Nell’ impianto di Reggio Emilia il compostaggio dei residui vegetali tal quali, in virtù delle loro caratteristiche (elevato contenuto di frazioni lignocellulosiche) è condotto ricorrendo alla tecnica più semplice: la decomposizione in cumulo su platea all’aperto, con periodico rivoltamento meccanico con pala e periodica aggiunta di acqua per il ripristino del tenore di umidità ottimale per la prosecuzione del processo. Si tratta di un processo totalmente naturale.


IL PROCESSO DI TRATTAMENTO

I rifiuti, una volta conferiti all’impianto dopo un controllo documentale e visivo che ne abbiano valutato l’ammissibilità, sono posizionati sulla platea impermeabilizzata per essere sottoposti alla successiva fase di triturazione.
Gli operatori addetti all’impianto gestiscono i materiali in ingresso miscelando in modo opportuno le frazioni a matrice prevalentemente lignocellulosica con quelle a prevalente matrice erbosa.
La triturazione avviene attraverso un biotrituratore mobile a martelli in un’area delimitata ed è indispensabile per ridurre la durata del processo decompositivo a tempi accettabili.
Allo scopo di favorire l’immediato avvio del processo di compostaggio e limitare la formazione di zone anaerobiche che liberano cattivi odori all’atto della movimentazione, le operazioni di triturazione sono immediate, soprattutto in presenza di quote elevate di frazioni erbose umide e putrescibili.
Un sufficiente quantitativo di materiale legnoso triturato è, perciò, sempre disponibile, allo scopo di garantire la miscelazione con foglie gli sfalci erbosi più umidi nella corretta proporzione.
La preparazione di una buona miscela è particolarmente importante soprattutto in termini di struttura fisica (la parte legnosa fa sì che la massa sia permeabile all’aria). Ciò favorisce l’aerazione naturale e limita il numero dei rivoltamenti.
Grazie al lavoro di triturazione e di miscelazione si costituiscono per le successive fasi di lavorazione cumuli con una composizione chimico-fisica adeguata e con una struttura fisica sufficientemente porosa in tutti i periodi dell’anno.
I cumuli a sezione trapezoidale subiscono un periodo di stabilizzazione biologica della durata non inferiore ai 90 giorni.
Il dimensionamento dei cumuli è gestito in modo da minimizzarne le volumetrie occupate, e tale da permettere, congiuntamente alla scelta della granulometria, un costante apporto in termini di ossigeno. In tal modo si garantisce, durante tutto il processo di maturazione del compost, il corretto equilibrio aerobico tra l’ossigeno consumato dalla frazione organica biodegradabile e l’apporto di ossigeno fornito dall’esterno.
Durante il periodo di stabilizzazione il materiale viene periodicamente rivoltato per mantenere l’equilibrio aerobico all’interno della massa in compostaggio.
Grazie al lavoro delle pale è possibile sia arieggiare (l’apporto di ossigeno è essenziale per mantenere attivo il processo decompositivo aerobio e portare a termine il naturale processo di bio-ossidazione. Contemporaneamente si favorisce l’allontanamento del calore in eccesso e il vapor acqueo) che disaggregare, rimescolare e omogeneizzare il materiale, portando verso l’interno gli strati più superficiali dei cumuli.
Il numero di rivoltamenti per ciclo di compostaggio varia da un minimo di 3 ad un massimo di 6. L’intervallo tra un rivoltamento e il successivo varia da 15 a 30 giorni circa.
Per contenere la produzione di polveri ed odori, le operazione di movimentazione vengono effettuate tenendo conto delle condizioni atmosferiche, mentre i cumuli vengono trattati, nei corso di ogni operazione con opportuno prodotto enzimatico e sono periodicamente  bagnati.
L’intera area comprendente l’impianto di compostaggio risulta isolata dall’ambiente esterno attraverso recinzione realizzata lungo tutto il perimetro dell’impianto, oltre che da un’alberatura che consente una riduzione dell’impatto acustico e visivo.
Tutto il processo di compostaggio viene periodicamente monitorato.
Il compost ottenuto al termine del periodo di stabilizzazione biologica, si presenta come un terriccio scuro, asciutto e di pezzatura ancora grossolana.
Per questa ragione viene sottoposto all’operazione di vagliatura meccanica, mediante vaglio a tamburo rotante con maglie variabili da10 a50 mm o mediante vaglio a funzionamento stellare motorizzato a tre frazioni.
Ciascun lotto del prodotto finale viene sottoposto ad adeguati controlli al fine di verificare il rispetto dei requisiti richiesti.

Il compost di qualità prodotto dall’impianto di compostaggio di Mancasale si qualifica in Ammendante Compostato Verde, (“Prodotto ottenuto attraverso un processo di trasformazione e stabilizzazione controllato dei rifiuti organici che possono essere costituiti da scarti di manutenzione del verde ornamentale residui delle colture, altri rifiuti di origine vegetale con esclusione di alghe e altre piante marine’ ai sensi dell’Allegato 2 del decreto legislativo n. 217 del 2006 e successive modifiche e integrazioni).
Dai processi condotti all’interno dell’impianto di compostaggio di Mancasale derivano altre tre flussi di rifiuti che vengono avviati ad attività di recupero e riciclo:

  • Biostabilizzato (rifiuto speciale non pericoloso CER 190503 - Compost fuori specifica) impiegato nelle discariche per la realizzazione della copertura giornaliera dei rifiuti, nel rispetto di tutte le indicazioni della Delibera della Giunta Regionale 1996/2006. Tale operazione si configura come attività di recupero R11 – Utilizzazione di rifiuti ottenuti da una delle operazioni da R1 ad R10 di cui all’Allegato C alla parte quarta del Dlgs 152/2006).
  • Legno triturato (rifiuto speciale non pericoloso CER 191207 - Legno diverso da quello di cui alla voce 191206) inviato ad impianti autorizzati a svolgere attività di recupero R3 - Riciclo/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi (comprese le operazioni di compostaggio e altre trasformazioni biologiche) - Allegato C alla parte quarta del Dlgs 152/2006.
  • Sovvalli derivanti dai processi di lavorazione (Rifiuto speciale non pericoloso CER 190501 - Compost fuori specifica) inviato a smaltimento mediante interramento sanitario in discarica per rifiuti non pericolosi - Attività di smaltimento D1- Deposito sul o nel suolo (a esempio discarica) - Allegato B alla parte quarta del Dlgs 152/2006. 

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